Tesoro Ciancimino, Ingroia a Libero: “Contro Dombrovschi estorsione di Stato”

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L’articolo di Giacomo Amadori su Libero del 20 febbraio 2016:

L’ ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, per anni campione della lotta alla mafia e ai suoi tentacoli dentro alle istituzioni, da quando ha lasciato la magistratura ed è diventato avvocato si è trasformato in una specie di grillo parlante del mondo giudiziario. Venerdì scorso, durante un’ udienza al tribunale di Roma ha continuato la sua personalissima e ficcante battaglia contro una certa antimafia, quella che affida i patrimoni delle cosche sempre ai soliti amministratori i quali userebbero quei beni per fare gli affari propri e arricchirsi. Nei mesi scorsi l’ ex pm aveva messo nel mirino l’ operato dell’ avvocato palermitano Gaetano Cappellano Seminara e i suoi rapporti con il giudice Silvana Saguto, già responsabile della sezione misure di prevenzione di Palermo, dando l’ impressione di aver centrato il bersaglio quando i due sono finiti sotto inchiesta a Caltanissetta con pesantissime contestazioni, che vanno dalla corruzione all’ abuso d’ ufficio. Una notizia che ha ringalluzzito Ingroia, spronandolo a proseguire lo scontro con Cappellano Seminara in una vicenda che ruota intorno a Massimo Ciancimino, un personaggio che l’ ex pm conosce molto bene, avendolo utilizzato come teste chiave nel procedimento sulla presunta trattativa Stato-mafia, ma anche più volte indagato.

A Cappellano Seminara sono state affidate in gestione alcune società considerate dai magistrati riferibili a Ciancimino, già condannato per riciclaggio, detenzione d’ esplosivo e imputato per concorso esterno in associazione mafiosa. Per gli inquirenti palermitani il figlio di don Vito, l’ ex sindaco mafioso di Palermo, attraverso alcuni soci occulti, si sarebbe appropriato di una delle più grandi discariche d’ Europa (119 ettari), la romena Glina, una miniera d’ oro a pochi chilometri dalla capitale. Successivamente per un debito mai pagato dagli amministratori giudiziari la discarica è finita all’ asta e a ricomprarla dal tribunale di Bucarest è stato un imprenditore molisano, il quale è poi entrato in società con un cittadino romeno. Entrambi sono finiti subito sotto inchiesta a Palermo come presunti complici dell’ erede di don Vito. Ingroia da pm ha chiesto per tre volte l’ archiviazione degli indagati. Ma il procedimento anziché chiudersi è stato trasferito per competenza territoriale in diverse procure, ultima quella di Roma. Qui Ingroia ha deciso di rioccuparsi della vicenda, questa volta nella veste di difensore. E ha denunciato storture nella gestione dei beni confiscati simili a quelle ravvisate dai magistrati di Caltanissetta.

Accuse gravissime che non mancheranno di far discutere. Per esempio Ingroia attribuisce a Cappellano Seminara «nefaste falsità» prima tra tutte, recepita da diversi giudici, quella di aver etichettato le società romene Agenda 21 ed Ecorec, collegate a Ciancimino, come anomime, per via della sigla «Sa» posta dopo il loro nome, anche se in Romania «Sa» sarebbe l’ acronimo di Societatea pe actiuni, in pratica la traduzione di Spa. «Gravissima ed allusiva affermazione che da sola ha condizionato non poco il giudizio sulle società» ha protestato Ingroia. Un modo per «prefabbricare un inesistente collegamento Ciancimino-Ecorec, su cui Cappellano Seminara ha insistito sin dal suo insediamento».

Perché lo avrebbe fatto? «Come ho detto in udienza ce lo rivela l’ indagine di Caltanissetta. Cappellano Seminara ha cercato costantemente di creare occasioni per presentare onerose parcelle all’ autorità giudiziaria. Anche con la Ecorec ha gonfiato il valore dell’ azienda e per questo non se ne voleva separare» ha spiegato a Libero l’ ex toga.

Che nella Capitale ha denunciato un sistema del tutto simile a quello di Seminara & c., mettendo sotto accusa il nuovo custode giudiziario, l’ avvocato romano Angelo Tuzza, nientepopodimeno che per «estorsione di Stato». Gli amministratori di Ecorec nel 2015 hanno chiesto a Tuzza di poter accedere ai fondi dell’ azienda sottoposti a sequestro per pagare dei creditori ed evitare lo stato di insolvenza; l’ avvocato gli avrebbe consigliato di fare una semplice istanza a cui avrebbe risposto in modo favorevole. Ma questo non sarebbe poi accaduto. Tuzza infatti avrebbe spiegato che il suo ruolo di custode in Romania non è riconosciuto e che quindi non gli sarebbe più stato possibile «esercitare funzioni di monitoraggio (e ancor meno di indirizzo o gestione) delle attività sociali».

Per questo avrebbe richiesto un incarico da amministratore. Una proposta che ha indignato Ingroia: «Se si vogliono chiamare le cose col loro nome, come non definire “ricattatorio” un siffatto messaggio inviato alla Ecorec, che si può così riassumere: nominatemi “spontaneamente” amministratore della Ecorec, così che io possa darvi un parere positivo al dissequestro delle somme per sopravvivere?» ha domandato. Quindi ha aggiunto: «La relazione dell’ avvocato Tuzza sembra svelare un’ imbarazzante e grave verità: sembra si voglia tenere Victor Dombrovschi (l’ imprenditore romeno difeso da Ingroia ndr) quale “ostaggio” in Italia, perché dall’ Italia ci si vuole impossessare della discarica di Ecorec, e gli si dice – in sostanza – “ti liberiamo se voi rumeni dimostrate la buona volontà di “collaborare”, facendo mettere le mani all’ Italia (prima con Cappellano Seminara, ora con Tuzza) sulla discarica”. (…) Tutto questo è assolutamente inaccettabile, e ha l’ amaro sapore di una “estorsione di Stato”, che rischia di fare apparire un cittadino europeo come Dombrovschi come un ostaggio in terra straniera, qui in Italia». Infine l’ avvocato ha chiosato: «Tuzza, senza avere mai di fatto esercitato alcuna attività di amministrazione delle società romene, ha ottenuto dallo Stato parcelle come “amministratore” per 252 mila euro».

Il professor Tuzza contattato da Libero ha preferito non rispondere alle accuse dell’ ex pm, anche a causa della «sensibilità» della vicenda: «Non ritengo di poter commentare le dichiarazioni che mi sta leggendo dell’ avvocato Ingroia» è stato il suo cordiale commiato.

Giacomo Amadori